Aloe vera Parte II

Come abbiamo potuto notare nella prima parte, l’aloe come medicamento ha una storia antichissima. Affrontando l’argomento con un occhio alla chimica, perché è la chimica, inizialmente, che può farci capire l’azione medicamentosa di questo rimedio, scopriremo perché tanti popoli, anche molto distanti tra loro e ignari dell’esistenza gli uni degli altri, ne facessero largo uso sin dall'antichità.

672
aloe vera

La famiglia delle aloacee è stata divisa incirca 350 varietà sparse per tutto il pianeta. Esse spaziano da quelle di dimensioni piccolissime, come l’aloe arista o l’aloe brevifolia, a quelle di piccole dimensioni come l’aloe striata, a quelle di grandi dimensioni, tra cui si annoverano quelle curativo-cosmetiche come l’aloe arborescens Miller, aloe barbadensis Miller Var. Vera o l’aloe saponaria.
Possiamo anche catalogare le piante di aloe secondo una suddivisione botanica che prende spunto dall’osservazione del tronco e delle foglie, che saranno così divise:
prive di tronco, per esempio l’aloe barbadensis Miller o l’aloe saponaria;
tronco visibile ma ridotto come l’aloe succotrina;
tronco esteso e ramificato come l’aloe arborescens.
La droga Aloe si ottiene tagliando le foglie alla base e lasciando colare il succo amaro e giallastro. Scaldandosi evapora l’acqua e il residuo restante appare come una massa bruno-scura.

aloe vera

Composizione

I principi attivi dell’Aloe sono costituiti da antrachinoni catartici; questi composti sono principalmente dei C-glicosidi, in particolare barbaloina, che è un glicoside dell’aloe-emodina. I Glicosidi sono un gruppo eterogeneo di sostanze naturali, ampiamente diffuse in natura ed accomunate da una struttura che vede legate assieme una parte zuccherina, chiamata glicone, ed una parte non zuccherina, chiamata genina o aglicone. Dotati di una notevole polivalenza farmacologica, i glicosidi si comportano come dei veri e propri pro-farmaci: una volta assunti subiscono infatti dei processi di idrolisi enzimatica che separano la parte zuccherina dall’aglicone. Quest’ultimo, in genere, rappresenta la frazione farmacologicamente attiva della molecola.
La maggioranza delle specie aloe ne contengono tra il 10 e il 20%, ma alcune raggiungono il 30%/57% di barbaloina. La concentrazione più alta di barbaloina si trova negli essudati delle foglie giovani mature, mentre decresce nelle foglie più vecchie verso la base della pianta.
La concentrazione degli antraglicosidi varia a seconda dei tipi di Aloe tra il 4,5 e il 25% di aloina. Altri costituenti presenti comprendono aloesina ed il suo aglicone aleosone, antrachinoni liberi (ad esempio aloeemodina) e resine. Le ricerche sulla droga aloe vera hanno indicato come maggior costituente del gel diversi tipi di polisaccaridi. Questi ultimi costituiscono una classe di composti chimici organici appartenente alla classe più ampia dei glucidi (detti anche carboidrati). Rispetto agli altri glucidi, sono caratterizzati da un gran numero di unità ripetitive, legate insieme per formare molecole grandi e complesse. Si parte da piccole catene lineari di un minimo di 20 unità ripetitive fino ai cosiddetti polisaccaridi ramificati.
In natura, i polisaccaridi si trovano comunemente nelle piante, dove costituiscono dal 50% al 90% del loro peso secco.
Altre ricerche indicano che vi sono almeno quattro differenti glucomannani parzialmente acetilati con legami interglicosidici, altri presentano un galattano acido, mannano, glucomannano, arabinano e/o glucogalamannano. Il glucomannano è un polisaccaride idrosolubile e ad alto peso molecolare. Chimicamente è costituito da unità di D-mannosio e D-glucosio. Viene ampiamente utilizzato anche in campo dietologico per combattere la stitichezza, contro l’obesità e per abbassare i livelli di colesterolo. Secondo le ricerche compiute in ciascun polisaccaride varia molto il rapporto degli esosi. Altri costituenti riscontrati o comunque considerati presenti sono altri polisaccaridi (contenenti galattosio, xilosio, e arabinosio), steroidi, acidi organici, enzimi, principi ad attività antibiotica, amminoacidi, “stimolatori biogenici”, saponine di tipo “ormoni cicatrizzanti” e sostanze minerali.
I polisaccaridi costituiscono lo 0,2-0,3% del gel fresco e lo 0,8-1,2% della materia essiccata. Nel prodotto finito l’autodegradazione dei polisaccaridi del glucomannano produce principalmente dei mannani.
I polisaccaridi del gel, costituiti principalmente da mannosio e glucosio in rapporto di 1:3, possono degradarsi in 48 ore a temperatura ambiente, con una diminuzione del contenuto in glucosio ed un aumento del rapporto mannosio-glucosio fino a >10.
Fondamentalmente dall’Aloe si può ottenere il succo o il gel con costituenti chimici differenti, da queste due droghe si ricavano i vari preparati galenici e, a seconda dell’utilizzo farmacologico, si userà quello più indicato.
Il gel ha proprietà antinfiammatorie immunostimolanti e cicatrizzanti.
Il succo ha proprietà lassative e depurative.
La tossicità della pianta si ha principalmente per via orale ed è data dall’azione irritante di alcuni antrachinoni in essa contenuti, può provocare congestione del piccolo bacino, avere effetto abortivo, passa nel latte materno con effetto catartico sul lattante. L’uso prolungato causa ipokaliemia (carenza di potassio). Per contatto invece può provocare dermatite: il gel è controindicato in caso di allergia alle liliaceae.
Come possiamo notare quando parliamo di droge/piante non si tratta di valutare l’azione di un singolo principio attivo, ma di un fitocomplesso. Conseguentemente l’azione farmacologica non può essere singola.
Nei numeri a seguire termineremo l’excursus sull’aloe valutandola nel campo odontoiatrico.

Bibliografia

  1. Firenzuoli F. Fitoterapia. IV ed. Esevier Ed.: Milano; 2009. p. 16.
  2. Bassetti A, Sala S. Il grande libro dell’aloe. Zuccari Ed.: Trento; 2001. p. 11-13.
  3. Campanini E. Dizionario di fitoterapia e piante medicinali. Tecniche Nuove Ed.: Milano; 2004. p. 42.