SIdP e la Seconda Giornata Nazionale della Parodontite

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SIdP

Il diabete fa male al sorriso, ma anche il sorriso di chi ha le gengive infiammate fa male al diabete. Questo è il messaggio che la SIdP (Società Italiana di Parodontologia e Implantologia) propone per la Giornata Nazionale della Parodontite, che ricorre venerdì 27 novembre.

In tale occasione la SIdP intende porre l’accento sul pericoloso legame a doppio filo fra infiammazione gengivale e diabete, sottolineando quanto sia importante informare la popolazione per poter prevenire efficacemente tali patologie a tutto vantaggio della salute generale.

Gengive che sanguinano, si arrossano e fanno male sono un problema per un adulto su due, ma in 8 milioni di questi il disturbo si trasforma in parodontite. La presenza di infiammazione gengivale, infatti, induce un’infiammazione cronica sistemica che favorisce, con una frequenza del 20% in più, la comparsa del diabete. Viceversa, chi soffre di diabete ha un rischio tre volte superiore di sviluppare una parodontite, che rappresenta la sesta complicanza con cui devono fare i conti i circa 4 milioni di diabetici in Italia.

A tal fine gli esperti SIdP mettono a disposizione una serie di informazioni utili: dal decalogo dei consigli da seguire per i pazienti diabetici, alle schede informative. Ma non è tutto: sul portale www.gengive.org così come sulle pagine Facebook SIdP gengive.org e impiantidentali.org è anche possibile interagire con gli esperti più vicini sul territorio, mentre grazie alla App gratuita GengiveINForma, ci si può sottoporre a un piccolo test che, in soli tre minuti, indica, attraverso semplici domande, la suscettibilità alla parodontite.

Il presidente SIdP Luca Landi ha richiamato l’attenzione sul fatto che: «I parodontologi impegnati sia nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale che nell’attività libero professionale, in questo momento di pandemia sentono ancora più forte l’impegno per migliorare le condizioni di salute dei cittadini attraverso un’azione che non si limiti alle sole cure per raggiungere la salute orale, ma incoraggi anche l’adozione di stili di vita corretti, un’alimentazione equilibrata insieme al monitoraggio di parametri sistemici e, in particolare del compenso diabetico». E aggiunge ancora il dottor Landi: «Il valore dell’emoglobina glicata, indicativo della glicemia nei due, tre mesi precedenti all’esame, risente positivamente della diminuzione dell’infiammazione gengivale possibile con interventi specifici da parte del dentista, come la decontaminazione meccanica del biofilm di placca sui denti: curare la parodontite significa perciò contribuire non poco a migliorare lo stato metabolico generale della persona con diabete, che si traduce anche in una diminuzione dei danni periferici indotti dagli alti livelli di glicemia».

Tutto ciò assume ulteriore importanza alla luce di un recente studio condotto presso l’Università di Birmingham, pubblicato su Current Oral Health Reports, che ha dimostrato come la prima intercettazione dei soggetti a rischio di avere la glicemia alta possa essere effettuata dal dentista grazie a test alla poltrona, come la valutazione dello stato di infiammazione gengivale, la misurazione delle tasche gengivali e attraverso il test di rilevazione del valore dell’emoglobina glicata, insieme a questionari dedicati. In tal modo si potrebbero riconoscere gli italiani, stimati in circa un milione di soggetti, che soffrono già di diabete ma non lo sanno ancora e che potrebbero così essere precocemente indirizzati verso cambiamenti strategici degli stili di vita, alimentari e anche parodontali e di igiene orale domiciliare.

Info
https://www.sidp.it/
www.gengive.org