L’International Symposium on Dental Hygiene si è chiuso a Milano dopo tre giorni che l’Italia attendeva da ventotto anni, dall’edizione di Firenze del 1998. Oltre 1.500 professionisti da 47 Paesi, le 32 associazioni nazionali aderenti alla International Federation of Dental Hygienists: numeri che raccontano la maturità internazionale raggiunta dalla professione, e che è stato un privilegio vedere riuniti nel nostro Paese.
Vorrei guardare a questi tre giorni da una prospettiva particolare: quella di chi, nelle università italiane, ha il compito di formare gli igienisti dentali di domani.
Il tema scelto per l’edizione 2026, Oral and General Health: Prevention and Progress, descrive con precisione la direzione in cui la disciplina si sta muovendo. La prevenzione orale è oggi un percorso che attraversa l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e l’invecchiamento, e che richiede all’igienista dentale competenze di lettura clinica, relazione e intercettazione precoce. È una prospettiva che i nostri Corsi di Studio hanno accolto con convinzione, e che continua a orientarne l’evoluzione.
In questo senso ISDH ha riservato uno spazio specifico alla formazione: gli incontri dedicati alla didattica universitaria e le sessioni per i docenti di igiene dentale hanno riconosciuto al tema formativo un posto proprio all’interno del programma scientifico internazionale. È un segnale che la Commissione raccoglie con attenzione.

Restano, dopo Milano, le collaborazioni internazionali avviate, i progetti di ricerca condivisi e le reti accademiche rafforzate. È in queste relazioni, prima ancora che nei numeri, che l’eredità del Simposio prende forma e diventa, con il tempo, patrimonio stabile della formazione.
È il lavoro che ci attende, con la responsabilità e la fiducia di una professione che ha scelto di misurarsi con la comunità scientifica internazionale e che ha oggi tutti gli strumenti per attrezzare al meglio chi la eserciterà nei prossimi trent’anni.










