
Scopo del presente lavoro è analizzare, attraverso una revisione narrativa della letteratura, le evidenze disponibili riguardanti la correlazione funzionale tra serramento dei muscoli masticatori e pavimento pelvico, con particolare attenzione ai meccanismi neurofisiologici coinvolti e alle implicazioni cliniche per la pratica dell’igienista dentale.
È stata condotta una revisione narrativa della letteratura mediante consultazione dei principali database scientifici (PubMed/MEDLINE, Scopus e Google Scholar). Sono stati inclusi studi osservazionali, studi pilota interventistici e articoli di revisione pertinenti al tema delle disfunzioni temporo-mandibolari, del controllo del tono muscolare e delle alterazioni del pavimento pelvico. I risultati sono stati analizzati in forma descrittiva e critica, in considerazione dell’eterogeneità dei disegni di studio.
La letteratura esaminata suggerisce l’esistenza di una correlazione funzionale tra disfunzioni temporo-mandibolari, in particolare il serramento dei muscoli masticatori, e alterazioni del tono del pavimento pelvico. Le evidenze disponibili indicano una frequente coesistenza delle due condizioni, mediata da meccanismi comuni quali l’iperattivazione del sistema nervoso autonomo, lo stress cronico, le alterazioni del pattern respiratorio e le interazioni posturali. Alcuni studi pilota riportano variazioni misurabili del tono del pavimento pelvico in seguito a interventi sull’area cranio-mandibolare, pur in assenza di prove di causalità diretta.
INTRODUZIONE
Il serramento dentale e le disfunzioni dei muscoli masticatori rappresentano condizioni sempre più frequenti nella popolazione adulta, spesso associate a stress cronico, alterazioni posturali e disturbi temporo-mandibolari. In ambito clinico, tali condizioni vengono tradizionalmente inquadrate come problematiche locali dell’apparato stomatognatico, con interventi focalizzati prevalentemente sulla regione oro-facciale.
Parallelamente, negli ultimi anni, la letteratura ha posto crescente attenzione al ruolo del pavimento pelvico come struttura dinamica, regolata da meccanismi neuromuscolari complessi e strettamente influenzata dal sistema nervoso autonomo, dalla respirazione e dall’assetto posturale globale. In particolare, l’ipertono del pavimento pelvico è stato associato a condizioni di stress, iperattivazione neurovegetativa e strategie di compenso muscolare cronico (1).
In questo contesto, sta emergendo un interesse scientifico verso una possibile correlazione funzionale tra disfunzioni dell’area temporo-mandibolare e alterazioni del tono del pavimento pelvico. Tale correlazione non implica un rapporto di causalità diretta tra i due distretti, ma suggerisce una risposta condivisa a sistemi di regolazione comuni, in particolare il sistema nervoso autonomo, il controllo del tono muscolare e la funzione diaframmatica.
Alcuni studi osservazionali e lavori pilota hanno descritto la coesistenza di disfunzioni temporo-mandibolari e problematiche del pavimento pelvico, oltre a variazioni del tono pelvico in seguito a interventi sulla regione cranio-mandibolare. Sebbene le evidenze disponibili siano ancora limitate e metodologicamente eterogenee, tali osservazioni aprono a una lettura integrata dell’organismo, fondata su continuità neuromuscolari e miofasciali (2).
Per l’igienista dentale, questa prospettiva assume particolare rilevanza clinica. Il professionista, frequentemente coinvolto nella gestione di pazienti con serramento dentale, bruxismo e dolore muscolo-tensivo, può svolgere un ruolo chiave nell’identificazione di segnali clinici suggestivi di un’alterazione sistemica del tono muscolare, favorendo una presa in carico multidisciplinare del paziente.
Scopo del presente lavoro è analizzare, attraverso una revisione narrativa della letteratura, le evidenze disponibili riguardanti la correlazione funzionale tra serramento dei muscoli masticatori e pavimento pelvico, con particolare attenzione ai meccanismi neurofisiologici e alle implicazioni cliniche per la pratica dell’igienista dentale.
MATERIALI E METODI
La ricerca bibliografica è stata effettuata consultando i principali database scientifici, tra cui PubMed/MEDLINE, Scopus e Google Scholar. Sono stati inoltre esaminati i riferimenti bibliografici degli articoli selezionati al fine di identificare ulteriori contributi pertinenti.
Le parole chiave utilizzate, singolarmente o in combinazione, includevano: temporomandibular disorders, bruxism, jaw clenching, masseter muscle, pelvic floor, muscle tone, autonomic nervous system, posture e diaphragm. La ricerca è stata limitata ad articoli pubblicati in lingua inglese e italiana.
Sono stati inclusi nella revisione:
- studi osservazionali e studi pilota interventistici;
- revisioni narrative e articoli di inquadramento teorico;
- lavori che indagavano disfunzioni temporo-mandibolari, controllo del tono muscolare, pavimento pelvico e meccanismi neurofisiologici o posturali comuni.
Sono stati esclusi:
- case report isolati privi di rilevanza clinica generale;
- studi non pertinenti all’ambito funzionale o neuromuscolare;
- contributi privi di abstract o di adeguata descrizione metodologica.
Considerata l’eterogeneità degli studi disponibili, la variabilità dei disegni di studio e degli outcome analizzati, non è stato possibile applicare criteri quantitativi per una revisione sistematica o una meta-analisi. I risultati sono pertanto presentati in forma descrittiva e interpretativa, con particolare attenzione alla coerenza biologica e clinica dei dati riportati.
La revisione si propone di offrire una sintesi critica delle evidenze attualmente disponibili, evidenziando i principali meccanismi ipotizzati, i limiti della letteratura esistente e le possibili applicazioni nella pratica clinica dell’igienista dentale.
RISULTATI
Muscoli masticatori e controllo del tono
I muscoli masticatori costituiscono un sistema complesso deputato non solo alla funzione masticatoria, ma anche al mantenimento della postura mandibolare e al controllo del tono muscolare a riposo. Tra questi, il muscolo massetere riveste un ruolo centrale per le sue caratteristiche anatomiche e funzionali.
Il massetere è un muscolo potente, prevalentemente tonico, innervato dal nervo mandibolare (V3), branca del nervo trigemino. La sua attività non è limitata agli atti volontari della masticazione, ma include una componente di attivazione continua a bassa intensità, fondamentale per la stabilità mandibolare. Tale attività tonica risulta particolarmente sensibile agli stimoli provenienti dal sistema nervoso centrale e periferico, nonché alle influenze del sistema nervoso autonomo (8).
In condizioni fisiologiche, il tono dei muscoli masticatori è regolato da un equilibrio dinamico tra afferenze sensoriali, controllo centrale e modulazione neurovegetativa. In presenza di fattori quali stress cronico, alterazioni del sonno o iperattivazione emotiva, questo equilibrio può essere alterato, favorendo un aumento persistente del tono muscolare, clinicamente riconoscibile come serramento dentale o bruxismo.
Dal punto di vista neurofisiologico, il sistema trigeminale presenta ampie connessioni con strutture coinvolte nella regolazione del tono posturale e delle risposte allo stress, inclusi i nuclei del tronco encefalico e le vie discendenti che modulano l’attività muscolare. Ciò contribuisce a spiegare perché le disfunzioni dei muscoli masticatori siano frequentemente associate a sintomatologie extra-orali, quali cefalea muscolo-tensiva, dolore cervicale e rigidità posturale (5).
È inoltre rilevante considerare il rapporto funzionale tra i muscoli masticatori e la postura del capo e del rachide cervicale. Alterazioni dell’assetto cranio-cervicale possono influenzare l’attività dei muscoli masticatori, così come un ipertono cronico di questi ultimi può contribuire a modificazioni posturali compensatorie. Tale interazione rafforza l’idea di un sistema integrato, nel quale il massetere non agisce come elemento isolato, ma come parte di una rete funzionale più ampia.
Alla luce di queste considerazioni anatomiche e funzionali, il serramento dei muscoli masticatori può essere interpretato non esclusivamente come una disfunzione locale, ma come espressione periferica di una regolazione centrale del tono muscolare. Questa prospettiva risulta particolarmente rilevante nell’ambito di una revisione che intende esplorare le possibili correlazioni funzionali tra area cranio-mandibolare e altri distretti corporei coinvolti nel controllo tonico, come il pavimento pelvico.
Pavimento pelvico e regolazione neurovegetativa
Il pavimento pelvico è un complesso sistema muscolo-fasciale che chiude inferiormente il bacino, svolgendo un ruolo fondamentale nel sostegno degli organi pelvici, nella continenza urinaria e fecale, nella funzione sessuale e nella stabilità posturale. Dal punto di vista anatomico, esso è costituito da più strati muscolari, tra cui il muscolo elevatore dell’ano e il muscolo coccigeo, integrati con strutture fasciali e connettivali.
Contrariamente a una visione esclusivamente “statica”, il pavimento pelvico rappresenta una struttura dinamica, caratterizzata da una continua modulazione del tono muscolare in risposta alle variazioni della pressione intra-addominale, alla respirazione e ai movimenti del corpo. In condizioni fisiologiche, il suo funzionamento è basato su un equilibrio tra capacità di contrazione e capacità di rilasciamento, entrambe essenziali per una funzione adeguata.
La regolazione del tono del pavimento pelvico è strettamente influenzata dal sistema nervoso autonomo. In particolare, condizioni di iperattivazione simpatica, come quelle associate a stress cronico o a stati di allerta prolungata, possono favorire un aumento persistente del tono muscolare, configurando un quadro di ipertono del pavimento pelvico. Tale condizione è sempre più riconosciuta in ambito clinico e può associarsi a sintomatologie quali dolore pelvico, disfunzioni minzionali, dispareunia e difficoltà nel rilasciamento muscolare (10).
Un ruolo centrale nella regolazione funzionale del pavimento pelvico è svolto dal diaframma respiratorio, con il quale esso lavora in sinergia. Durante la respirazione fisiologica, la discesa del diaframma in inspirazione è accompagnata da un adeguato adattamento del pavimento pelvico, mentre in espirazione si osserva una risalita coordinata di entrambe le strutture. Alterazioni del pattern respiratorio, come una respirazione prevalentemente toracica o superficiale, possono interferire con questa sinergia, favorendo un incremento del tono pelvico a riposo.
Dal punto di vista posturale, il pavimento pelvico contribuisce alla stabilità del complesso lombo-pelvico e interagisce con la muscolatura addominale profonda e con il diaframma all’interno di un sistema di controllo pressorio e tonico globale. Disfunzioni di questo sistema possono quindi riflettersi non solo a livello locale, ma anche sull’assetto posturale generale (9).
Alla luce di queste considerazioni, il pavimento pelvico non può essere interpretato esclusivamente come una struttura isolata o confinata all’ambito urogenitale, ma come un elemento chiave nei meccanismi di regolazione del tono muscolare e dell’equilibrio neurovegetativo dell’organismo.
Dal punto di vista embriologico, è inoltre rilevante osservare come sia i muscoli masticatori e facciali sia la muscolatura del pavimento pelvico derivino dal mesoderma, sebbene da porzioni embrionali differenti. I primi originano dal mesoderma para-assiale dei somitomeri cefalici e dagli archi branchiali, mentre il pavimento pelvico deriva dal mesoderma para-assiale dei somiti sacrali. Pur non configurando un’origine comune diretta, tale derivazione mesodermica condivisa si associa a caratteristiche funzionali analoghe, quali la natura striata della muscolatura e una spiccata componente tonica, fortemente modulata dal sistema nervoso centrale e autonomo (10).
Questo inquadramento embriologico e funzionale contribuisce a rafforzare l’ipotesi di una possibile integrazione tra distretti corporei apparentemente distanti, suggerendo che alterazioni del controllo del tono muscolare possano manifestarsi in più sedi attraverso meccanismi regolatori comuni. Tale prospettiva rappresenta il presupposto teorico per l’analisi delle correlazioni funzionali tra area cranio-mandibolare e pavimento pelvico, oggetto della presente revisione (7).
Integrazione cranio–diaframma–pelvi e catene miofasciali
L’organismo umano può essere descritto come un sistema integrato nel quale i diversi distretti muscolo-scheletrici non agiscono in modo isolato, ma sono connessi attraverso continuità anatomiche, miofasciali e neurofisiologiche. In questo contesto, il complesso cranio–mandibolare, il diaframma e il pavimento pelvico rappresentano tre elementi funzionalmente interdipendenti nella regolazione del tono muscolare e dell’equilibrio posturale.
Dal punto di vista anatomico-funzionale, il diaframma occupa una posizione centrale, agendo come principale muscolo respiratorio e come elemento di raccordo tra il compartimento toracico e quello addominale. La sua attività è strettamente coordinata con quella della muscolatura addominale profonda e del pavimento pelvico, contribuendo alla modulazione della pressione intra-addominale e al controllo della stabilità del tronco. Alterazioni della funzione diaframmatica, come una ridotta escursione o un pattern respiratorio prevalentemente toracico, possono interferire con questa sinergia, favorendo modificazioni del tono muscolare a distanza (5).
In parallelo, il distretto cranio–mandibolare presenta una stretta relazione funzionale con la postura del capo, del rachide cervicale e dell’intero assetto corporeo. L’ipertono dei muscoli masticatori, in particolare del massetere, è stato associato a strategie di stabilizzazione posturale e a risposte adattative in condizioni di stress o di iperattivazione neurovegetativa. Tali risposte possono riflettersi lungo le catene muscolari e fasciali profonde, influenzando il controllo tonico globale.
Le teorie delle catene miofasciali descrivono la presenza di continuità anatomiche che collegano la regione cranica al bacino attraverso strutture muscolari e fasciali profonde. In particolare, la cosiddetta deep front line è stata proposta come una linea di continuità funzionale che integra muscoli della regione cranio-cervicale, il diaframma e il pavimento pelvico. Pur non rappresentando un modello anatomico rigidamente definito, tale concetto fornisce una chiave interpretativa utile per comprendere come tensioni o alterazioni del tono in un distretto possano influenzare altri segmenti corporei (1).
Dal punto di vista neurofisiologico, la regolazione del tono muscolare in questi distretti è fortemente influenzata dal sistema nervoso autonomo e dai centri di integrazione del tronco encefalico. In condizioni di stress cronico o di attivazione simpatica persistente, l’aumento del tono muscolare tende a manifestarsi in più sedi contemporaneamente, coinvolgendo muscoli a funzione prevalentemente tonica, quali i muscoli masticatori e il pavimento pelvico.
In questa prospettiva, l’integrazione cranio–diaframma–pelvi non va intesa come una relazione meccanica diretta, bensì come un’interazione funzionale mediata da sistemi di regolazione comuni. Tale modello consente di interpretare la coesistenza di disfunzioni in distretti apparentemente distanti e costituisce il presupposto teorico per comprendere le osservazioni cliniche e sperimentali che suggeriscono una correlazione funzionale tra area temporo-mandibolare e pavimento pelvico.
Evidenze scientifiche sulla correlazione funzionale tra disfunzioni temporo-mandibolari e pavimento pelvico
Le evidenze dirette che mettano in relazione in modo specifico muscoli masticatori/ATM e pavimento pelvico sono ancora limitate, ma negli ultimi anni stanno emergendo dati clinici e sperimentali che supportano una co-occorrenza (comorbidità) e possibili interazioni neuromuscolari all’interno di un quadro più ampio di “pain overlap” e disregolazione stress-correlata.
Studi osservazionali: associazioni tra sintomi oro-facciali e disfunzioni pelviche
Uno studio osservazionale recente su donne giovani-adulte ha esplorato la relazione tra muscolatura oro-facciale, variabili legate a stress/ansia, presenza di bruxismo/TMD, qualità del sonno e parametri legati al pavimento pelvico, riportando associazioni tra manifestazioni somatiche stress-correlate e domini oro-facciali e pelvici (pur con limiti di numerosità e disegno).
Nel contesto delle condizioni dolorose pelviche, studi in popolazioni con endometriosi (condizione caratterizzata frequentemente da dolore pelvico) hanno documentato un’alta prevalenza di sintomi compatibili con TMD, suggerendo che la co-occorrenza possa essere clinicamente rilevante e meritevole di screening mirato nelle pazienti con dolore pelvico cronico.
Analogamente, nella letteratura sul dolore vulvare/vestibolodinia, la comorbidità con dolore oro-facciale è stata descritta e seguita longitudinalmente, coerentemente con l’ipotesi di condizioni dolorose sovrapposte più che di un nesso causa-effetto lineare tra due distretti (1).
Evidenze sperimentali/interventistiche: effetti “a distanza” su attività del pavimento pelvico
Un trial randomizzato controllato ha valutato l’effetto di una singola seduta di terapia dei tessuti molli in area ATM sull’attività elettromiografica del pavimento pelvico in donne, riportando variazioni dell’attività a riposo e durante contrazioni submassimali, interpretate dagli autori come possibile miglioramento della capacità di “rilasciamento” e della funzione muscolare del pavimento pelvico dopo trattamento in regione temporo-mandibolare. Pur essendo un risultato interessante, richiede replica, follow-up e standardizzazione dei protocolli prima di trarne indicazioni cliniche robuste (2).
Modelli interpretativi: asse stress–dolore e “Chronic Overlapping Pain Conditions” (COPCs)
La cornice delle Chronic Overlapping Pain Conditions aiuta a interpretare la co-occorrenza di disturbi dolorosi in sedi diverse (inclusi TMD e varie forme di dolore pelvico) come espressione di meccanismi condivisi (es. sensibilizzazione centrale, disregolazione autonomica, vulnerabilità psicosociale). In questo senso, strumenti recenti di screening per COPCs e revisioni sulle comorbidità in TMD rafforzano l’idea che, in una quota di pazienti, il dolore oro-facciale si inserisca in un quadro sistemico più ampio (3).
In ambito clinico, è stato inoltre riportato che pazienti con dolore/disfunzione del pavimento pelvico possono presentare più frequentemente diagnosi o sintomi compatibili con TMD (dato che, seppur utile, spesso deriva da studi retrospettivi o abstract congressuali e necessita di conferme con disegni più solidi).
Ruolo del diaframma e catene funzionali “cranio–diaframma–pelvi”
A supporto dell’ipotesi di un’integrazione funzionale tra distretti, uno studio caso-controllo su pazienti con TMD dolorosa cronica ha descritto alterazioni della contrattilità diaframmatica rispetto ai controlli sani, suggerendo un possibile coinvolgimento del “core” respiratorio e posturale nei quadri TMD complessi. Anche qui, il dato non dimostra causalità, ma è coerente con una visione integrata cranio–collo–torace–pelvi, mediata da controllo motorio, respirazione e regolazione dello stress (4).
Implicazioni per l’igienista dentale (lettura critica)
Nel complesso, la letteratura disponibile supporta:
- co-occorrenza tra TMD/manifestazioni oro-facciali e alcune condizioni associate a dolore/disfunzione pelvica;
- prime evidenze che interventi sull’area temporo-mandibolare possano associarsi a cambiamenti misurabili su parametri del pavimento pelvico (dato preliminare);
- maggiore solidità dell’interpretazione “sistemica” tramite il paradigma delle COPCs rispetto a una relazione “massetere → pavimento pelvico” unidirezionale.
Ne consegue che, nell’attuale stato dell’arte, è più corretto parlare di correlazione comorbidità e di possibili meccanismi condivisi, evitando conclusioni deterministiche.
DISCUSSIONE
I risultati della presente revisione narrativa suggeriscono l’esistenza di una correlazione funzionale tra disfunzioni temporo-mandibolari, in particolare il serramento dei muscoli masticatori, e alterazioni del tono del pavimento pelvico. Sebbene la letteratura disponibile non consenta di stabilire un rapporto causale diretto tra i due distretti, le evidenze esaminate indicano una coesistenza non casuale di tali condizioni in specifiche popolazioni cliniche.
Un elemento ricorrente negli studi analizzati è il ruolo del sistema nervoso autonomo nella modulazione del tono muscolare. Sia i muscoli masticatori sia il pavimento pelvico presentano una spiccata componente tonica e risultano particolarmente sensibili agli stati di iperattivazione simpatica associati a stress cronico, ansia e disturbi del sonno. In questo senso, il serramento dentale e l’ipertono del pavimento pelvico possono essere interpretati come manifestazioni periferiche di una risposta neurovegetativa comune, piuttosto che come condizioni indipendenti (5).
La funzione del diaframma emerge come ulteriore elemento di integrazione tra i due distretti. Alterazioni del pattern respiratorio, frequentemente osservate in soggetti con stress cronico o dolore persistente, possono interferire con la sinergia fisiologica tra diaframma e pavimento pelvico, favorendo un aumento del tono muscolare a riposo. Parallelamente, l’ipertono dei muscoli masticatori si associa spesso a rigidità del distretto cranio-cervicale e a modificazioni posturali compensatorie, che possono riflettersi lungo le catene muscolari e fasciali profonde (6).
In questo contesto, i modelli di continuità miofasciale, pur non rappresentando strutture anatomiche rigidamente definite, offrono una chiave interpretativa utile per comprendere come alterazioni del tono in un distretto possano influenzare altri segmenti corporei all’interno di un sistema funzionale integrato. L’integrazione cranio–diaframma–pelvi descritta nei capitoli precedenti fornisce quindi un quadro teorico coerente con le osservazioni cliniche riportate in letteratura (7).
Dal punto di vista clinico, questi risultati assumono particolare rilevanza per l’igienista dentale. Il professionista si trova frequentemente a intercettare pazienti con serramento dentale, bruxismo e dolore muscolo-tensivo, condizioni che possono rappresentare un segnale di un’ alterazione più ampia del controllo del tono muscolare. Una maggiore consapevolezza delle possibili correlazioni funzionali consente all’igienista dentale di ampliare la propria valutazione anamnestica e di favorire, quando indicato, un approccio multidisciplinare, nel rispetto dei confini delle proprie competenze professionali.
È tuttavia necessario sottolineare i limiti della letteratura attualmente disponibile. La maggior parte degli studi analizzati presenta campioni di dimensioni ridotte, disegni metodologici eterogenei e outcome non uniformi. Inoltre, la mancanza di studi longitudinali e randomizzati controllati limita la possibilità di trarre conclusioni definitive. Pertanto, i risultati della presente revisione devono essere interpretati con cautela e considerati come base per ulteriori approfondimenti scientifici.
CONCLUSIONI
La presente revisione narrativa evidenzia come la letteratura scientifica disponibile descriva una correlazione funzionale tra serramento dei muscoli masticatori e alterazioni del tono del pavimento pelvico. Tale correlazione non configura un rapporto causale diretto, ma sembra essere mediata da meccanismi di regolazione comuni, in particolare dal sistema nervoso autonomo, dalla funzione diaframmatica e dal controllo del tono muscolare globale.
Le evidenze analizzate suggeriscono che disfunzioni temporo-mandibolari e pavimento pelvico ipertonico possano coesistere all’interno di un quadro di iperattivazione neurovegetativa e di adattamenti posturali cronici. Questo approccio interpretativo consente di superare una visione strettamente distrettuale, favorendo una lettura più integrata dell’organismo.
Per l’igienista dentale, la comprensione di tali correlazioni riveste un’importante rilevanza clinica. Il riconoscimento di segni e sintomi associati a un’alterazione sistemica del tono muscolare può contribuire a una valutazione anamnestica più consapevole e a una gestione multidisciplinare del paziente, nel rispetto dei limiti delle competenze professionali. Alla luce dei limiti metodologici degli studi attualmente disponibili, sono auspicabili ulteriori ricerche, in particolare studi prospettici e randomizzati controllati, al fine di chiarire i meccanismi sottostanti e di definire con maggiore precisione le implicazioni cliniche di questa correlazione funzionale.
Conflitti di interesse
L’Autore dichiara l’assenza di conflitti di interesse.
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