SISIO: costruire il futuro della professione attraverso conoscenza, ricerca e responsabilità

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Dottor Massimiliano Ciribè, Presidente SISIO (Società Italiana di Scienze dell'Igiene Orale)
  1. Presidente, al termine del suo mandato, quale risultato concreto vorrebbe poter mostrare ai soci della SISIO?
Vorrei lasciare una SISIO più forte, riconoscibile e capace di incidere concretamente sulla crescita culturale e scientifica degli igienisti dentali italiani. Il mio obiettivo è contribuire a costruire una professione sempre più consapevole delle proprie competenze, capace di esercitarle con autonomia culturale e di assumersi responsabilità proporzionate alla propria preparazione.
Credo che oggi sia necessario compiere un salto di qualità. Si parla spesso dell’importanza dell’igienista dentale e se ne riconosce pubblicamente il contributo alla prevenzione. Tuttavia, non sempre questi riconoscimenti si traducono in azioni concrete, opportunità di crescita e valorizzazione effettiva delle competenze. Non possiamo limitarci ad aspettare che siano gli altri a riconoscere il nostro ruolo: dobbiamo renderlo evidente attraverso la qualità del nostro lavoro e la solidità delle nostre conoscenze.
Per questo voglio che la SISIO diventi un riferimento nazionale per la formazione scientifica e professionale. Stiamo lavorando a un progetto formativo articolato in quattro percorsi, dedicati a studenti, neolaureati, professionisti senior e ricerca, per accompagnare gli igienisti dentali nelle diverse fasi della loro crescita.
Invito tutti i colleghi a seguire i canali ufficiali di comunicazione della SISIO, attraverso i quali presenteremo le iniziative della Società e il programma formativo 2027. Vogliamo costruire un’offerta strutturata, capace di rispondere a esigenze diverse e di creare occasioni concrete di crescita. La partecipazione dei soci sarà fondamentale: una Società scientifica cresce quando i suoi iscritti non si limitano a seguirne le attività, ma contribuiscono attivamente alla sua evoluzione.
Al termine del mandato vorrei poter mostrare una Società più vicina ai professionisti, capace di generare opportunità durature. Una SISIO nella quale la formazione non sia un semplice adempimento, ma uno strumento per rafforzare la consapevolezza professionale e la capacità di contribuire all’evoluzione della disciplina.
  1. La sua esperienza clinica è in ambito pediatrico: quale pratica di prevenzione precoce vorrebbe vedere adottata da ogni igienista dentale in Italia?
Vorrei che ogni igienista dentale adottasse un approccio alla prevenzione precoce, personalizzato e basato sulle evidenze scientifiche, fin dai primi anni di vita del bambino. In ambito pediatrico, infatti, non possiamo limitarci a intervenire quando la malattia è già presente: dobbiamo anticipare il rischio e accompagnare le famiglie nella costruzione di comportamenti favorevoli alla salute orale.
Prevenire significa intervenire prima che la malattia si manifesti, accompagnando il bambino e la sua famiglia nella costruzione di abitudini corrette e promuovendo una cultura della salute orale fin dai primi anni di vita. È questo il passaggio fondamentale: non limitarci a gestire le conseguenze della malattia, ma diventare professionisti capaci di anticipare i bisogni di salute.
La mia esperienza in un contesto ospedaliero pediatrico mi ha insegnato quanto siano importanti la continuità assistenziale e il lavoro multidisciplinare. La prevenzione richiede capacità di osservazione, preparazione e responsabilità.
Vorrei che l’igienista dentale fosse sempre più riconosciuto per la capacità di contribuire attivamente ai percorsi di salute, attraverso la pianificazione e il monitoraggio degli interventi preventivi di propria competenza. La prevenzione precoce è un ambito nel quale possiamo dimostrare concretamente il valore del nostro contributo e l’importanza di un approccio professionale fondato sulle evidenze.
La mia esperienza ospedaliera mi ha permesso di osservare quanto la competenza e la responsabilità siano determinanti nel riconoscimento del ruolo professionale. In un contesto nel quale la conoscenza scientifica guida le decisioni e il lavoro multidisciplinare è parte integrante dell’assistenza, l’igienista dentale può dimostrare concretamente il proprio valore attraverso la preparazione, l’affidabilità e il contributo ai percorsi di cura.
  1. Quali strumenti e quali competenze la SISIO può mettere a disposizione degli igienisti perché la loro esperienza clinica diventi ricerca, e la ricerca diventi pubblicazione?
Credo che questa sia una delle sfide più importanti per la crescita della nostra professione. Ogni giorno gli igienisti dentali affrontano problemi clinici e sviluppano esperienze che possono contribuire a migliorare la pratica professionale. La sfida è imparare a osservare queste esperienze con metodo, distinguendo le impressioni personali dalle evidenze scientifiche.
La SISIO può offrire un contributo concreto attraverso percorsi dedicati alla lettura critica della letteratura, alla metodologia della ricerca e alla valutazione delle evidenze. Può inoltre favorire il confronto con università, ospedali e gruppi di ricerca, creando opportunità di collaborazione per chi desidera approfondire un quesito clinico o partecipare a progetti scientifici.
Non credo che tutti gli igienisti dentali debbano necessariamente diventare ricercatori o pubblicare articoli scientifici. Credo, però, che tutti debbano poter acquisire gli strumenti per comprendere la ricerca, interpretarne correttamente i risultati e applicarli alla propria attività clinica. Chi desidera approfondire questo percorso deve poter trovare nella SISIO un punto di partenza e una rete di confronto qualificata.
Questo tema si lega direttamente alla capacità della professione di affrontare le critiche. Non basta rivendicare il valore del nostro ruolo: occorre saper motivare le proprie scelte con argomentazioni scientifiche, riconoscere i limiti delle evidenze disponibili e aggiornare le proprie conoscenze. Quando una critica è fondata, dobbiamo saperla utilizzare per migliorare; quando non è supportata dai dati, dobbiamo essere in grado di argomentarlo con rigore.
La pubblicazione scientifica può rappresentare un traguardo per alcuni professionisti. Per tutti, invece, la capacità di comprendere e utilizzare criticamente le evidenze deve diventare una competenza essenziale. È questa la base per sviluppare una vera autonomia culturale.
  1. Quale ruolo deve avere la SISIO nel panorama della professione, e con quali realtà vede una collaborazione possibile?
Immagino la SISIO come una Società scientifica capace di contribuire allo sviluppo della professione e di rappresentare un interlocutore autorevole nel panorama sanitario. Per raggiungere questo obiettivo, ritengo fondamentali le collaborazioni con università, società scientifiche odontoiatriche e mediche, istituzioni sanitarie. Anche il dialogo con le aziende può favorire la conoscenza e la valutazione delle innovazioni, purché siano garantite trasparenza, indipendenza scientifica.
Vorrei che queste collaborazioni si traducessero in progetti concreti e risultati verificabili, andando oltre le dichiarazioni di principio. La SISIO può contribuire a consolidare il riconoscimento dell’igienista dentale attraverso una presenza scientifica qualificata, una formazione solida e un dialogo costruttivo con le altre realtà del panorama sanitario.
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  1. Il Congresso nazionale SISIO 2027 sarà dedicato al tema «Microbiota HUB: la bocca al centro della rete biologica». Quale valore vorreste che questo appuntamento lasciasse alla comunità scientifica e professionale?
Un passaggio particolarmente significativo sarà il Congresso nazionale SISIO 2027, dedicato al tema «Microbiota HUB: la bocca al centro della rete biologica». Vogliamo che sia non soltanto un momento di aggiornamento, ma anche un’occasione per rafforzare il ruolo scientifico della Società attraverso un percorso di consensus sul microbiota orale e sulle sue relazioni con la salute sistemica e la medicina di precisione.
L’obiettivo è promuovere un confronto multidisciplinare, analizzare criticamente le evidenze disponibili e contribuire alla definizione di posizioni scientifiche condivise, distinguendo ciò che è supportato dai dati da ciò che richiede ulteriori approfondimenti. Una Società scientifica deve saper fare proprio questo: favorire il confronto, valutare la qualità delle conoscenze e contribuire alla loro traduzione in orientamenti utili per la comunità professionale.