Nel lavoro quotidiano dell’igienista dentale la dimensione tecnica della prestazione si intreccia continuamente con quella relazionale. Ogni seduta di igiene non è soltanto una procedura clinica, ma anche un incontro tra due persone: da una parte il professionista, con le sue competenze e responsabilità, dall’altra il paziente con le sue emozioni, le sue aspettative e talvolta le sue paure. Chi lavora nello studio odontoiatrico sa bene quanto le differenze tra i pazienti possano influenzare il clima della seduta: c’è chi parla molto, chi è silenzioso, chi è collaborativo e chi invece arriva con diffidenza o timore.
Alcuni pazienti cercano rassicurazione continua, altri mettono in discussione le indicazioni ricevute, altri ancora instaurano rapidamente un rapporto molto confidenziale.
In questo incontro tra due persone entra in gioco un elemento spesso invisibile ma fondamentale: il confine relazionale.
In psicologia i confini rappresentano lo spazio simbolico che separa e allo stesso tempo collega due individui. Sono ciò che permette di distinguere tra ciò che appartiene a noi e ciò che appartiene all’altro: pensieri, emozioni, responsabilità e ruoli. Non sono barriere rigide, ma linee di regolazione che consentono alle relazioni di funzionare in modo sano ed equilibrato.
Nel contesto sanitario i confini assumono un significato particolare, perché permettono di costruire una relazione che sia allo stesso tempo empatica, professionale e sicura.
Confini troppo rigidi, confini troppo permeabili
I confini relazionali possono essere immaginati come un continuum tra due estremi opposti.
Da una parte troviamo confini troppo rigidi, caratterizzati da grande distanza emotiva. Il professionista rimane concentrato esclusivamente sull’aspetto tecnico della prestazione, lasciando poco spazio al dialogo o all’ascolto.
In questi casi il paziente può percepire la relazione come fredda o impersonale. Anche se la qualità tecnica della prestazione è elevata, la fiducia può risultare ridotta. Alcuni pazienti, soprattutto quelli con precedenti esperienze odontoiatriche negative, hanno bisogno di percepire un minimo di accoglienza relazionale per sentirsi al sicuro.
All’estremo opposto troviamo confini troppo permeabili, in cui il professionista tende a lasciarsi coinvolgere eccessivamente dalle richieste o dalle emozioni del paziente. Può diventare difficile mantenere il proprio ruolo e distinguere tra ciò che appartiene alla responsabilità del paziente e ciò che rientra nel compito del professionista.
Il punto di equilibrio è rappresentato da confini chiari ma flessibili: una relazione in cui l’igienista è disponibile all’ascolto e alla comprensione, ma mantiene una posizione professionale definita.
Empatia non significa dire sempre sì
Nei contesti sanitari è ormai noto il ruolo positivo dell’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altro e sentire gli altrui stati d’animo. E’ una competenza fondamentale che consente al confine di permeabilizzarsi. Comprendere le emozioni del paziente, accogliere la sua paura e creare un clima di fiducia sono elementi essenziali per favorire la collaborazione e l’adesione alle indicazioni preventive, ovvero elementi alla base del concetto di Concordance.
Tuttavia esiste un equivoco piuttosto diffuso: l’idea che essere empatici significhi essere sempre accomodanti o eccessivamente disponibili.
In realtà l’empatia autentica non coincide con la compiacenza. Essere empatici significa comprendere l’esperienza dell’altro mantenendo allo stesso tempo la propria posizione professionale.
Un professionista può essere accogliente, gentile e attento senza rinunciare ai propri limiti. Al contrario, proprio la presenza di confini chiari rende la relazione più stabile e sicura.
Talvolta l’empatia viene confusa con “conferire al paziente troppo potere”, ma anche in questo caso si parla di un assunto errato. La relazione terapeutica, relazione interpersonale a tutti gli effetti, vede un suo sbilanciamento solo nei ruoli e nelle competenze, non nelle dinamiche interattive. Questo “potere” infatti può essere chiamato “responsabilità” che invece deve essere condivisa e spartita rispetto al ruolo e alle competenze.

Quando il confine diventa troppo debole
Nella pratica clinica esistono diverse situazioni in cui i confini rischiano di diventare troppo permeabili.
Un caso piuttosto frequente nello studio odontoiatrico è quello del paziente ansioso.
Immaginiamo una paziente che durante la seduta interrompe spesso il trattamento per chiedere se tutto sta andando bene, se sentirà dolore o se la procedura durerà ancora molto. L’igienista, per tranquillizzarla, interrompe più volte il lavoro e dedica molto tempo a spiegazioni e rassicurazioni.
L’empatia è certamente importante: riconoscere la paura del paziente può aiutare a ridurre la tensione. Tuttavia, se la seduta perde completamente la sua struttura, il professionista rischia di assumere il ruolo di regolatore emotivo principale del paziente, con un notevole dispendio di energia.
In questi casi può essere utile stabilire un equilibrio, ad esempio dicendo: “Capisco che questa situazione possa metterla un po’ in difficoltà. Procediamo con calma: se dovesse sentire fastidio me lo dica, così ci fermiamo.”
In questo modo il paziente viene rassicurato, ma la struttura della seduta rimane chiara.
Altro esempio è rappresentato dal paziente troppo confidenziale. Alcuni utenti tendono a instaurare rapidamente una relazione molto personale con il professionista.
Può accadere che durante la seduta raccontino in modo dettagliato vicende familiari, difficoltà lavorative o problemi personali. L’ascolto e la cordialità fanno parte della relazione di cura, ma quando la conversazione si allontana troppo dal contesto sanitario, oppure sconfina nei tempi, il professionista può trovarsi in una posizione ambigua.
In queste situazioni è possibile mantenere cordialità e rispetto riportando gradualmente l’attenzione sulla salute orale. Ad esempio: “Capisco che sia un periodo impegnativo. Intanto vediamo insieme come sta andando l’igiene domiciliare, così possiamo migliorare la situazione delle gengive.”
Questo tipo di risposta permette di non chiudere bruscamente la comunicazione, ma allo stesso tempo di mantenere il contesto professionale.
Ulteriore categoria è quella del paziente che mette in discussione il ruolo: talvolta il paziente può contestare indicazioni o modalità di trattamento.
Ad esempio può accadere che un paziente chieda di evitare alcune procedure o suggerisca modalità operative basate su informazioni trovate online.
In questi casi mantenere il confine professionale significa spiegare con calma le motivazioni cliniche delle proprie scelte, senza entrare in una dinamica difensiva o una lotta al potere.
Un possibile esempio di risposta potrebbe essere: “Capisco che abbia letto informazioni diverse. Nel suo caso specifico, però, questa procedura è indispensabile per ridurre l’infiammazione gengivale.”
In questo modo il professionista riconosce il punto di vista del paziente, ma mantiene la propria posizione clinica.
Anche l’eccesso opposto può creare difficoltà.
Un atteggiamento eccessivamente distaccato può far sentire il paziente poco ascoltato o poco considerato. Alcuni pazienti, soprattutto quelli ansiosi o con esperienze odontoiatriche negative, possono interpretare il distacco come mancanza di attenzione.
Un confine troppo rigido non consente ai protagonisti di comunicare, termine che nella sua accezione etimologica significa “condividere”.
E’ risaputo quanto comunicare in modo efficace, utilizzando anche un linguaggio emotivo sia fondamentale per costruire la Concordance e fondare il processo di cura e motivazione al cambiamento.
A volte bastano piccoli elementi per creare una relazione più equilibrata: una breve spiegazione della procedura, una domanda sul comfort del paziente o un momento di ascolto possono favorire un clima più collaborativo.
Quando i confini relazionali sono chiari, la relazione terapeutica diventa più stabile.
Il paziente percepisce il professionista come competente, coerente e affidabile, mentre l’igienista può svolgere il proprio lavoro con maggiore serenità e senza eccessivo sovraccarico emotivo.
La cura non nasce dall’assenza di limiti, ma dalla capacità di costruire relazioni empatiche, rispettose e ben definite.
In questo senso, la gestione dei confini rappresenta una competenza relazionale importante quanto le abilità tecniche dell’igienista dentale.
Bibliografia
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