L’igienista dentale nell’era dell’AI: il punto di contatto che nessun algoritmo può sostituire

L'intelligenza artificiale sta entrando negli studi odontoiatrici. Analizza radiografie, pianifica trattamenti, gestisce agende, ricorda appuntamenti. Ma tra tutto ciò che l'AI può fare, c'è una cosa che non potrà mai fare: costruire la fiducia del paziente. E quella fiducia, nella maggior parte degli studi italiani, passa attraverso l'igienista dentale.

igienista

L’igienista è spesso il professionista con il quale il paziente ha il rapporto più lungo e continuativo. È la figura che incontra il paziente ogni sei mesi, che ne conosce le abitudini, che sa quando c’è tensione nella sua vita, che riesce a far passare un messaggio di prevenzione dove il medico — per tempo e per ruolo — spesso non riesce. In questo scenario, l’introduzione dei sistemi di AI nello studio pone all’igienista una sfida nuova e una responsabilità crescente.

Quando un software di AI segnala un’area di potenziale perdita ossea su una panoramica e il clinico lo comunica al paziente, chi risponde alle domande del paziente nei dieci minuti successivi, mentre il medico è già con il paziente successivo? Chi spiega cosa è successo, cosa significa, perché la tecnologia ha visto qualcosa che sembrava non esserci? In moltissimi studi, quella persona è l’igienista. E lo fa senza una formazione specifica su come funziona il sistema di AI, sui suoi limiti, su cosa può e non può garantire.

Il paziente che viene informato dell’uso dell’AI nel proprio percorso diagnostico ha diritto a una spiegazione comprensibile. L’igienista dentale è, nella maggior parte dei casi, il professionista meglio posizionato per dargliela.

L’AI Act europeo — il Regolamento (UE) 2024/1689, in vigore dall’agosto 2024 — stabilisce esplicitamente che i pazienti hanno il diritto di essere informati quando un sistema di AI interviene nel loro percorso di cura e il diritto di ricevere una spiegazione comprensibile dell’output algoritmico. Questo non è solo un obbligo del titolare dello studio: riguarda chiunque interagisca con il paziente nel contesto di quella cura, incluso l’igienista.

C’è anche una dimensione preventiva concreta. I sistemi di AI per il monitoraggio remoto dell’igiene orale — che analizzano le foto scattate dal paziente a casa con lo smartphone — producono report periodici che l’igienista deve saper leggere, interpretare e tradurre in indicazioni comportamentali personalizzate. Non è più sufficiente saper usare lo scaler e la curette: serve saper leggere un report algoritmico e spiegarlo a qualcuno che non ha mai sentito parlare di AI.

Massimo Bosetti ha dedicato una sezione specifica del suo percorso formativo al ruolo dell’igienista nell’era dell’AI. «L’igienista», sottolinea Bosetti, «non deve diventare un esperto di tecnologia. Deve diventare un esperto di come parlare di tecnologia al paziente in modo onesto, comprensibile e rassicurante».

Il corso FAD di Accademia Tecniche Nuove per l’igienista dentale affronta questi temi con un taglio pratico: come presentare al paziente l’uso dell’AI nello studio, come rispondere alle domande frequenti, come aggiornare la comunicazione preventiva alla luce degli strumenti digitali disponibili, come gestire le situazioni in cui l’output dell’AI crea preoccupazione o confusione. Un percorso pensato per la specifica posizione professionale dell’igienista nel team odontoiatrico.

L’igienista che sa parlare di AI al paziente aggiunge valore al team, allo studio e alla relazione di cura.

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