La correlazione tra malattia parodontale e cardiopatia ischemica. È possibile modificare il rischio parodontale individuale?

Correlation between periodontal disease and ischemic heart disease. is it possible to modify the individual periodontal risk?

Calcolo livello rischio
fig. 1 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 15 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della prima igiene orale professionale.

Introduzione

La letteratura degli ultimi anni indica, con sufficienti evidenze, che la parodontite è correlata alla malattia cardiovascolare e più è grave il grado di malattia parodontale più possibilità ci sono di contrarre la malattia coronarica.
La malattia parodontale è la prima causa di perdita degli elementi dentari nella popolazione adulta dei paesi industrializzati causando handicap fonatori, funzionali ed estetici. Rappresenta un problema di salute globale (35), che colpisce la maggior parte della popolazione adulta dopo i 35-40 anni di età. Questa patologia è associata alla presenza di una complessa flora batterica (circa 300 specie batteriche diverse), che provoca un’intensa risposta infiammatoria locale e colpisce, con particolare gravità, soggetti geneticamente suscettibili o soggetti che adottano scorretti stili di vita (primi fra tutti fumo e igiene orale domiciliare insufficiente) (39).
La continua e prolungata presenza dei batteri e/o delle loro tossine nel cavo orale è in grado di modificare le pareti vasali favorendo l’insorgenza di processi aterosclerotici. L’origine del fenomeno potrebbe essere attribuita all’effetto diretto di alcuni agenti infettivi (Chlamydia ed alcuni patogeni parodontali) o possibili effetti indiretti della risposta immune da essi evocata, in grado di indurre il rilascio di mediatori infiammatori con proprietà aterogene (15). Ne deriva che l’infezione batterica cronica propria della malattia parodontale può contribuire al progresso degli eventi aterogenetici e tromboembolici (3, 31). Pertanto il controllo dell’infezione parodontale potrebbe consentire effetti benefici nei confronti delle malattie cardiovascolari.

Scopo del lavoro

L’obiettivo del presente progetto di ricerca è di indagare se i pazienti affetti da malattia cardiovascolare siano esposti ad un livello di rischio parodontale maggiore rispetto ai soggetti con anamnesi negativa.
Si vuole dimostrare inoltre che, grazie a un’efficace rimozione meccanica dei fattori irritativi locali dalla superficie dei denti (terapia causale non chirurgica), associata ad un’accurata igiene orale domiciliare, si è in grado di arrestare la progressione della malattia parodontale diminuendo di conseguenza il livello di rischio parodontale.

Materiali e metodi

I soggetti appartenenti al campione, 30 pazienti di origine italiana tra i 40 e gli 80 anni di età, residenti in provincia di Trento, sono stati suddivisi in un gruppo test e un gruppo di controllo.
Il gruppo test ha coinvolto 15 soggetti di cui 13 uomini e 2 donne affetti da problemi cardiovascolari provenienti dalla sezione di Riabilitazione Cardiologica del Presidio Ospedaliero di Ala (Tn): questa sezione è strutturalmente e funzionalmente parte della Divisione di Cardiologia dell’Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto (Tn).
I 15 soggetti del gruppo di controllo (5 maschi e 10 femmine) sono stati scelti a caso tra i pazienti di età compresa tra i 40 e gli 80 anni, seguiti dall’ambulatorio del Corso di Laurea di Igiene Dentale, Polo Universitario delle Professioni Sanitarie, presente presso l’Ospedale di Ala. Anamnesticamente i soggetti di controllo non presentano problemi cardiovascolari.
A tutti i pazienti, previo consenso informato e scritto, sono state previste sedute di igiene orale professionale: per i pazienti appartenenti al gruppo test sono stati programmati 3 appuntamenti nell’arco di sei mesi (da aprile a settembre 2011), mentre per i pazienti appartenenti al gruppo di controllo sono stati programmati gli appuntamenti in base al follow-up concordato (3 appuntamenti nell’arco di due anni).
Per verificare se i pazienti affetti da malattia cardiovascolare sono esposti ad un livello di rischio parodontale maggiore rispetto ai soggetti con anamnesi negativa, abbiamo calcolato, ad ogni appuntamento, il rischio parodontale individuale per ogni paziente. Si è utilizzato il “Metodo per la valutazione del rischio individuale in Parodontologia” (Fig. 1), progettato dal Centro di Ricerca e Servizi per lo Studio delle Malattie Parodontali, dell’Università degli Studi di Ferrara.

Calcolo livello rischio
fig. 1 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 15 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della prima igiene orale professionale.

Dopo aver raccolto tutti i dati in apposite tabelle, è stata fatta una valutazione comparativa dei risultati ottenuti, al fine di evidenziare le differenze esistenti tra il gruppo test e quello di controllo.

Risultati

Anamnesi medica
Gr. testGr. controllo
Età (anni)Da 50 a 80Da 40 a 69
Maschi135
Femmine210
Problemi cardiaci:
Infarto6
Insufficienza coronarica3
Angina pectoris1
Infarto + insufficienza coronarica1
Infarto + angina pectoris1
Insufficienza coronarica + angina pectoris1
Infarto+Insuff. coronarica+angina pectoris2
Familiarità per cardiopatia ischemica91
Alterazione della pressione sanguigna112
Diabete:
Sufficiente compenso metab. (HbAlc <7.0%)2
Insufficiente compenso (HbAlc > 7.0%)1
Fumatore:
34
Mai fumato610
Ex fumatore61
tab. 1 Dati anamnestici generali di entrambi i gruppi.

Confrontando le cartelle anamnestiche tra il gruppo test e il gruppo controllo (Tab. I) è emerso che il 60% dei soggetti appartenenti al gruppo test ha una positiva familiarità per la cardiopatia ischemica, rispetto al 6% del gruppo controllo. Inoltre, il 73% dei pazienti con problemi cardiovascolari soffre di alterazione della pressione sanguigna rispetto al 13% del gruppo controllo. I dati ottenuti confermano che la presenza di familiarità per cardiopatia ischemica e alterazioni della pressione sanguigna siano importanti fattori di rischio coronarico.
Sebbene la familiarità per cardiopatia ischemica sia un dato non modificabile, è opportuno adottare uno stile di vita in grado di ridurre il rischio cardiovascolare (astensione dal fumo, attività fisica regolare, dieta povera di grassi saturi, controlli periodici). Per quanto riguarda l’alterazione sanguigna, è opportuno ristabilire i normali valori pressori modificando lo stile di vita indipendentemente dalla necessità di terapia farmacologica.
Non si è rilevata una sostanziale differenza tra i due gruppi per quanto riguarda l’abitudine al fumo e la presenza di diabete mellito (Tab. I).
Già dopo la prima visita si nota che il 33% dei pazienti, appartenenti al gruppo test, ha un rischio parodontale medio-elevato e il 15% un rischio elevato, mentre nel gruppo controllo quasi la metà dei soggetti ha un basso livello di rischio per la parodontite (Fig. 2).

fig. 2 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 15 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della prima igiene orale professionale.
fig. 2 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 15 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della prima igiene orale professionale.

I risultati ottenuti confermano la maggiore predisposizione dei soggetti cardiopatici ad avere problemi parodontali rispetto ai soggetti di controllo.
Dopo la seconda visita si nota che, dopo aver eseguito una seduta di igiene orale professionale, circa la metà dei soggetti appartenenti al gruppo test mantiene stabile il livello di rischio medio-elevato, mentre nel gruppo di controllo abbiamo un generale peggioramento rispetto alla prima visita, dove si è passati da un basso livello di rischio fino ad arrivare ad un rischio medio per il 60% dei pazienti.
Nota positiva è l’assenza di soggetti del gruppo di controllo con un elevato livello di rischio e la diminuzione del 10% per il gruppo test (Fig. 3).

fig. 3 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 15 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della seconda igiene orale professionale.
fig. 3 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 15 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della seconda igiene orale professionale.

I soggetti del gruppo di controllo si sottopongono a terapia di mantenimento ogni 6 mesi e, dato questo generale peggioramento, è consigliabile programmare follow-up più ravvicinati.
Dopo la terza visita si nota che, sia per il gruppo test sia per il gruppo controllo, si è verificato un abbassamento generale del rischio parodontale riconducibile ad un’efficace terapia parodontale non chirurgica.
Si mantiene comunque un maggiore livello di rischio nei pazienti cardiopatici (Fig. 4).

fig. 4 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 11 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della terza igiene orale professionale.
fig. 4 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 11 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della terza igiene orale professionale.

Discussione

La malattia parodontale risulta più aggressiva e veloce nei soggetti cardiopatici rispetto al gruppo controllo, e solo la corretta motivazione, una buona igiene orale domiciliare e controlli periodici ravvicinati sono in grado di rallentare il decorso della patologia e migliorare la salute orale. Inoltre, diminuendo la flora microbica e i prodotti del metabolismo batterico, si può sperare di ridurre le possibili complicanze delle coronaropatie.
È importante quindi che i pazienti affetti da problemi cardiovascolari siano inseriti in un programma di richiami periodici personalizzati, ravvicinati nel tempo (ogni 3 mesi circa) per arrestare la progressione della malattia parodontale e mantenere in equilibrio la flora batterica residente e patogena.
Per confermare ulteriormente questi dati, si è calcolata la media dei denti persi e presenti in arcata nei due gruppi (Fig. 5): nel gruppo test i pazienti presentano mediamente 10,7 elementi dentari persi, a differenza del gruppo controllo in cui l’indice scende a 6,5.
Appare, quindi, confermata l’ipotesi che nei soggetti affetti da patologia cardiaca l’andamento della parodontite sia più rapido e aggressivo rispetto agli individui con anamnesi negativa, tanto da determinare quadri più gravi di edentulismo, in associazione a una maggiore perdita d’attacco.

fig. 5 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 15 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della prima igiene orale professionale.
fig. 5 Istogramma, a cilindri raggruppati, del calcolo del livello di rischio parodontale individuale, computato su 15 soggetti appartenenti al gruppo test e 15 soggetti del gruppo controllo. Il livello di rischio è stato valutato a fine seduta dopo l’esecuzione della prima igiene orale professionale.

Conclusioni

Grazie allo studio svolto, in accordo con la letteratura internazionale, si è riusciti a sottolineare quanto la patologia parodontale abbia un carattere molto più ingravescente nei soggetti cardiopatici. Solo una corretta motivazione, un adeguato mantenimento del controllo di placca domiciliare e continui controlli periodici sono in grado di rallentare il decorso della patologia e di migliorare la salute orale.
L’identificazione delle persone a elevato rischio parodontale è uno degli obiettivi principali della prevenzione primaria e secondaria individuale e costituisce la premessa necessaria per l’attivazione di azioni finalizzate alla riduzione del livello di rischio parodontale individuale.
Il metodo di valutazione di rischio parodontale, utilizzato per entrambi i gruppi, è stato ritenuto uno strumento di facile e rapido utilizzo, clinicamente applicabile a qualsiasi tipologia di pazienti. Si è anche dimostrato efficace nell’individuazione di variazioni del rischio in seguito a terapia parodontale non chirurgica.
Alla luce di quanto riportato in letteratura e dai risultati emersi dallo studio effettuato, è importante rendere consapevoli i soggetti affetti da parodontite di questa possibile associazione, ed eseguire tutte le operazioni necessarie per arrestare la progressione della malattia parodontale.
Il nostro impegno associato ad una compliance del paziente può ridurre significativamente il livello di rischio per la parodontite del paziente.