Probiotici: mito o realtà, il punto di vista della letteratura

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probiotici

Dal punto di vista etimologico il termine “probiotico” deriva dall’unione della preposizione latina pro (“a favore di”) e dell’aggettivo greco biotico derivante a sua volta dal sostantivo bios, vita. Secondo la definizione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità i probiotici sono “organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”. Attualmente è stato dimostrato che essi sono in grado di fornire effetti benefici all’organismo attraverso il meccanismo di stabilizzazione della flora microbica e la modulazione del sistema immunitario dell’ospite. I batteri in grado di esercitare uno o più di questi effetti sono quelli acidogeni come Lattobacilli, Streptococchi o Bifidobatteri.
Recenti studi hanno messo in luce l’utilità che i probiotici potrebbero avere per la prevenzione o il trattamento di alcune patologie del cavo orale come carie, gengivite e parodontite, che sono associate ad una variazione della composizione della flora microbica e all’attività delle specie batteriche oltre che alla reazione dell’ospite. L’obiettivo principale dell’utilizzo dei probiotici nella prevenzione della carie è quello di modificare la flora microbica sostituendo i batteri cariogeni, principalmente Streptoccocco Mutans, con batteri non cariogeni. I potenziali effetti delle specie probiotiche sui patogeni responsabili della carie e della malattia parodontale sono stati abbondantemente dimostrati in vitro. Dal punto di vista clinico il principale parametro utilizzato per dimostrare i benefici della terapia con probiotici è la variazione del numero di batteri. Solo pochi studi hanno utilizzato indicatori specifici per le singole patologie (incremento o diminuzione delle lesioni cariose per la carie e variazione della profondità di sondaggio o della perdita di attacco clinico per la malattia parodontale) per comprovare l’efficacia dei probiotici. Inoltre alcuni studi sostengono non solo che i probiotici non abbiano alcun effetto benefico per il cavo orale ma che addirittura possano essere potenzialmente dannosi.
La revisione sistematica della letteratura e meta-analisi di Martin-Cabezas e colleghi (1) si è proposta di valutare l’efficacia clinica dei probiotici in aggiunta alla terapia parodontale non chirurgica nel trattamento della parodontite cronica, confrontando l’utilizzo dei probiotici in aggiunta alla terapia parodontale convenzionale con scaling e root planing rispetto alla sola terapia parodontale o in combinazione all’utilizzo di un placebo. I parametri presi in considerazione sono stati la profondità di sondaggio e il livello di attacco clinico. Gli studi inclusi in questa ricerca dimostrano che vi è un significativo guadagno di attacco clinico e una riduzione dell’indice di sanguinamento nelle terapie associate all’utilizzo di probiotici. È stato inoltre dimostrato un recupero della profondità di sondaggio in tasche moderate o profonde.
Nonostante i limiti posti dalla eterogeneità dei dati raccolti, la ricerca dimostra che l’utilizzo di L. Reuteri abbinato alla terapia parodontale non chirurgica nel trattamento della parodontite cronica è efficace, soprattutto per il trattamento di tasche profonde. Tuttavia secondo gli studiosi ulteriori studi si rendono necessari per ottenere maggiore uniformità dei dati (1).
La revisione sistematica della letteratura e meta-analisi di Cagetti e colleghi (2) ha valutato l’efficacia dei probiotici nella prevenzione e nel trattamento della carie. Dalla ricerca emerge che molti studi clinici presentano un campione tanto ridotto da limitare le conclusioni. Dall’analisi degli studi revisionati è ragionevole affermare che i probiotici giocano un ruolo come agenti antagonisti ai batteri responsabili della carie. In due terzi degli studi selezionati, i probiotici hanno dimostrato la capacità di ridurre il numero della specie Streptoccocco Mutans nella saliva e/o nella placca indipendentemente dal tipo di prodotto utilizzato o dal ceppo probiotico. Tuttavia questo effetto sembra essere variabile e di breve durata. Inoltre, lo Streptoccocco Mutans non è più considerato il principale batterio cariogeno coinvolto nello sviluppo della carie poiché è stato ampiamente chiarito l’importante ruolo assunto dai batteri acidogeni e acidurici della specie non mutans.
Differenti risultati sono stati riportati per ciò che riguarda gli effetti dei probiotici nei confronti del numero di lattobacilli. Pochi studi infatti hanno riportato risultati positivi in questo senso.
Per quanto riguarda l’acidogenicità della placca, i risultati sono ancora poco chiari. Diversi meccanismi d’azione dei probiotici sono stati spiegati in letteratura, molti dei quali risultano attualmente incompresi. Vari effetti locali e sistemici sono stati descritti, inclusi adesione, co-aggregazione, inibizione competitiva, produzione di acidi organici e modulazione immunitaria. Tuttavia, i batteri probiotici non sono in grado di colonizzare il cavo orale in modo permanente pertanto è necessaria una assunzione regolare, quotidiana. E questo sembra essere un aspetto influente da considerare per quanto riguarda la collaborazione da parte del paziente.
È stata valutata anche la combinazione di probiotici e fluoro nei confronti dei batteri cariogeni e aumento delle lesioni cariose. Non sono state rilevate differenze statisticamente significative tra il gruppo che ha usato solo probiotici e il gruppo che li ha utilizzati insieme a fluoro. È stato inoltre preso in considerazione l’effetto dei probiotici sullo Streptococco Mutans dopo l’assunzione di un collutorio a base di clorexidina: lo sciacquo ha prodotto una riduzione dello Streptococco Mutans per lungo tempo nella saliva rispetto al solo utilizzo dei probiotici. Un probabile rischio associato all’assunzione di probiotici è l’aumento del rischio di carie a causa della loro capacità di formare un biofilm e produrre acidi, tuttavia tale aspetto non è mai stato preso in considerazione da nessuno studio.
L’utilizzo di ceppi di probiotici per la prevenzione della carie ha dimostrato confortanti risultati anche se solo in pochi casi sono stati dimostrati effettivi risultati clinici. Una regolare assunzione di probiotici è probabilmente necessaria per apprezzarne gli effetti benefici. Tuttavia anche per altri prodotti efficaci contro la carie, come ad esempio fluoro e clorexidina, è necessaria l’assunzione quotidiana pertanto una possibile soluzione potrebbe essere l’inserimento dei probiotici in prodotti utilizzati per l’igiene orale quotidiana come i dentifrici (2).
La recente revisione sistematica della letteratura e meta-analisi di Gruner e colleghi (3) ha valutato l’efficacia dei probiotici nella gestione della malattia parodontale e della carie. Sulla base di tale studio attualmente ci sono prove insufficienti per sostenere che l’uso dei probiotici sia indicato nella gestione, intesa come trattamento e prevenzione, della malattia parodontale e della carie. Tuttavia, poiché non sono stati riportati eventi avversi gravi associati all’utilizzo dei probiotici, non ci sono controindicazioni all’esecuzione di tale trattamento. Per quanto riguarda la parodontite è stata dimostrata un’influenza statisticamente significativa dei probiotici sulla variazione della profondità di sondaggio. Allo stesso modo anche gli indicatori di infiammazione gengivale hanno risentito positivamente della terapia con probiotico, tanto da suggerire l’esecuzione di ulteriori studi in questa direzione. Per la carie l’evidenza clinica suggerisce che vi sono dei benefici associati alla terapia con probiotici sebbene essi non siano stati considerati significativamente validi. Infatti gli studi che hanno rilevato effetti positivi mostrano bias o hanno validità limitata. L’evidenza risultante dalla ricerca non fornisce dati sufficienti né dal punto di vista qualitativo né quantitativo per redigere raccomandazioni in merito (3).

BIBLIOGRAFIA

  1. Martin-Cabezas R, Davideau JL, Tenenbaum H, Huck O. Clinical efficacy of probiotics as an adjunctive therapy to non-surgical periodontal treatment of chronic periodontitis: a systematic review and meta-analysis. J Clin Periodontol 2016 Jun;43(6):520-30.
  2. Cagetti MG, Mastroberardino S, Milia E, Cocco F, Lingstrom P, Campus G. The use of probiotic strains in caries prevention: a systematic review. Nutrients 2013 Jul 5;5(7):2530-50.
  3. Gruner D, Paris S, Schwendicke F. Probiotics for managing caries and periodontitis: systematic review and meta-analysis. J Dent 2016 May;48:16-25.