La valorizzazione della professione dell’Igienista Dentale

Procedure for the professional and home treatment of tooth erosion: a case report

Distribuzione geografica degli elementi analizzati.
fig. 2 Distribuzione geografica degli elementi analizzati.

Introduzione

La figura dell’Igienista Dentale (ID) in Italia è relativamente giovane. Nata sulla scia di scoperte microbiologiche recenti, quali la natura infettiva della carie dentale e della malattia parodontale, questa professionalità deve essere considerata sempre più come un “valore base” laddove si svolga attività sanitaria sul cavo orale e non un “valore opzionale” che può esserci o no (1-2). Il contributo professionale che può fornire un ID non è ancora completamente apprezzato da parte del comparto odontoiatrico italiano e, di conseguenza, non è sufficientemente nota la sua utilità ai pazienti (3-4). Questo penalizza il cittadino poiché riduce l’opportunità di fare prevenzione e di sensibilizzarlo sull’importante tema dell’igiene orale. Con l’intento di accrescere il valore della professione dell’ID agli occhi dei suoi due “clienti” principali, i pazienti e gli odontoiatri, l’Associazione Igienisti Dentali Italiani (AIDI) ha realizzato il progetto del Centro Studi AIDI.

Materiali e metodi

Il progetto del Centro Studi AIDI ha tenuto conto dei processi e delle attività svolte dagli ID componenti il Direttivo AIDI, escludendo dall’analisi l’area tecnica e quella clinica e focalizzando l’attenzione sulle aree di gestione/organizzazione e marketing/comunicazione. Tra il 2017 e il 2018 sono state predisposte le seguenti analisi quali-quantitative. Analisi ristretta sul profilo e sul valore professionale, anche economico, dell’ID: sono stati coinvolti gli studi di riferimento dei componenti del Direttivo (n=8) e dei Presidenti Regionali AIDI (n=11), compresi gli odontoiatri che vi operano. Analisi allargata sul profilo e sul valore professionale dell’ID: è stato coinvolto un campione rappresentativo, anche per distribuzione geografica, dell’intera popolazione degli ID (>5% del totale degli ID italiani). Analisi di “patient satisfaction”: con l’obiettivo di cogliere il punto di vista del paziente, è stata realizzata una survey che ha coinvolto i pazienti (n=355) afferenti agli 8 studi dei componenti del Direttivo AIDI. Analisi di “health awareness” e “brand reputation”: durante le ultime edizioni della Giornata Internazionale dell’Igienista Dentale sono state condotte due survey che hanno coinvolto rispettivamente, 1678 cittadini nel 2017 e 1996 cittadini nel 2018. Questo ha permesso di ottenere informazioni rilevanti sia di “health awareness”, ovvero sulla prevenzione e sulla promozione della salute orale, che di “brand reputation”, relativamente alla figura professionale dell’ID. Per tutti i pazienti coinvolti nelle survey la raccolta ed elaborazione dei dati è stata effettuata nella piena garanzia dell’anonimato e impossibilità di risalire al soggetto in questione.

Risultati e discussione

Il valore professionale dell’ID

Dall’analisi ristretta emergono chiaramente i punti di forza dell’ID e vengono identificate sia le opportunità sia le problematiche che potrebbero presentarsi e influenzare in positivo o negativo il consolidamento della sua figura all’interno dello studio odontoiatrico. I punti di forza rilevati, sui quali l’ID dovrà continuare a far leva, sono i seguenti:

  1. essere portatore di valore professionale, reputazionale ed economico;
  2. rappresentare un importante fulcro nella fidelizzazione dei pazienti;
  3. mostrare attenzione ai bisogni del paziente;
  4. possedere doti comunicative che permettano di motivare ed educare i pazienti a una maggiore attenzione alla prevenzione e all’igiene orale;
  5. acquisire elevate competenze professionali attraverso un aggiornamento continuo;
  6. essere elemento di integrazione e stimolo al miglioramento continuo all’interno dello studio (tecnologie, strumenti, materiali, organizzazione e procedure);
  7. favorire il successo degli interventi del dentista attraverso la creazione di adeguate condizioni bio-psicosociali.

Le opportunità individuate che permetteranno all’ID di consolidare ulteriormente la sua figura sono le seguenti:

  1. aggiungere allo studio ulteriori servizi da proporre al paziente;
  2. promuovere e organizzare sessioni di aggiornamento per il team odontoiatrico e incontri educativi rivolti ai pazienti;
  3. diventare figura di riferimento per il benessere dei pazienti;
  4. offrire un’adeguata risposta ai centri dentistici low-cost che determinano una generale riduzione sia delle risorse professionali, inclusa quella dell’ID, che della qualità del servizio;
  5. fugare i timori, manifestati dai professionisti meno inclini al cambiamento, che la presenza dell’ID possa determinare una riduzione delle opportunità lavorative.

In aggiunta a questa analisi qualitativa si è cercato di valutare quantitativamente la soddisfazione degli studi odontoiatrici analizzando due dati chiave:

  1. la percentuale dei pazienti trattati dall’ID;
  2. il fatturato generato dalle prestazioni dell’ID. Per questo motivo sono stati raccolti i dati economico/quantitativi degli studi odontoiatrici presso cui operano i componenti del Direttivo e i Presidenti Regionali AIDI (Tab. 1).
Pazienti trattati dagli ID91,3%
Pazienti fidelizzati78,4%
Transito pazienti allo studio dall’ID48,8%
Fatturato dello studio generato dall’ID22,5
Fatturato dello studio per prestazioni di pazienti transitati dall’ID38,2%

Il numero di pazienti trattati dall’ID in questi studi è risultato pari al 91,3%, la percentuale di fidelizzazione è il 78,4%. Il 48,8% di questi pazienti transita dall’ID verso lo studio odontoiatrico, generando un fatturato del 38,2%. Nello specifico, il fatturato dello studio ascrivibile all’attività dell’ID nel suo insieme è pari al 22,5%. Risulta evidente come la figura dell’ID sia caratterizzata da una elevata competenza professionale, costruita attraverso un aggiornamento continuo e da una elevata attenzione ai bisogni del paziente. Questi aspetti sono stati oggetto di ulteriori approfondimenti in una survey qualitativa che ha visto coinvolti 89 ID, attivi presso gli studi in cui operano i componenti del Direttivo e i Presidenti Regionali AIDI. Una elevata percentuale del campione, rispettivamente il 94,6 e il 98,9%, ha dichiarato di attenersi alle evidenze scientifiche e di seguire le linee guida nella gestione del paziente, come pure di adottare un processo di miglioramento costante delle competenze scientifiche, perché questo consente di interpretare meglio le necessità preventive e terapeutiche del paziente. Il 98,9% segue sistematicamente le raccomandazioni delle società scientifiche. Ci troviamo quindi in una posizione di forza: del resto è altamente auspicabile che la pratica clinica quotidiana sia il più possibile allineata alle linee guida e quindi alle evidenze scientifiche che sono alla base della loro stesura. Anche se l’adesione alle linee guida non offre possibilità di discussione, altri elementi necessiterebbero di una più approfondita analisi. Ne è un esempio la possibilità di tenere in considerazione i consigli degli altri colleghi, consigli espressione dell’esperienza maturata. Questo argomento rappresenta uno spunto di riflessione che dovrebbe essere ulteriormente approfondito e discusso. Per quanto riguarda l’informazione e l’aggiornamento scientifico, il ruolo dell’industria è ampiamente riconosciuto e ben consolidato: da evidenziare come l’89,2% degli ID tenda comunque a verificare, con senso critico, le informazioni ricevute dagli informatori per testarne l’attendibilità e conferire maggior credito alle aziende di comprovata valenza e ricerca scientifica. Porre “il paziente al centro” è l’obiettivo di ogni professionista in ambito sanitario: l’83,7% degli ID seleziona gli strumenti, le tecniche e le terapie sulle necessità dei singoli pazienti e ne verifica aderenza ed empowerment. A dimostrazione di questo, l’80,2% degli ID fissa un controllo specifico per valutare la situazione e porre in essere azioni correttive, se necessarie. Relativamente alla fase di verifica, sono riportate di seguito alcune attività praticate: l’utilizzo di indici di sanguinamento e dei rilevatori di placca, la verifica dei risultati clinici, la riformulazione verbale, l’utilizzo di domande aperte, la prova in poltrona degli strumenti da utilizzare e del test drive. Quest’ultimo è un programma che permette di provare in studio lo spazzolino elettrico. Si crea così l’occasione per educare il paziente sul corretto utilizzo e fornire indicazioni sulla scelta della testina e il modello di spazzolino più adatto. Tutti questi dati sono, in definitiva, convergenti e permettono di confermare l’elevata competenza professionale dell’ID alla quale concorrono molti fattori: il continuo aggiornamento, l’allineamento alle linee guida, l’utilizzo di strumenti di comprovata efficacia e valenza scientifica nonché la costante attenzione al paziente. Il profilo dell’ID Dall’elaborazione dei dati dell’analisi allargata emerge il seguente profilo dell’ID: un’età prevalentemente giovane (i 2/3 non superano i 40 anni), liberi professionisti nel 90% dei casi, un’attività lavorativa svolta in più studi (oltre l’80% degli ID lavora in 2 o più studi, mentre nel 45% degli studi lavora un solo ID), una collaborazione duratura (il 46% degli ID collabora da più di 5 anni). Il 70% degli ID afferma che gli odontoiatri credono nella figura professionale e che essa rappresenti un valore economico per lo studio. Approfondendo gli aspetti economici, il 65% degli ID sostiene che la percentuale di fatturato generato dalla propria attività nello studio oscilli tra il 20-40%, il 33% degli ID ritiene che l’odontoiatra consideri le sue richieste economiche troppo elevate, mentre il 38% considera inadeguata la retribuzione offerta. Relativamente al compenso percepito dall’ID, rispetto alla fatturazione al paziente, i dati che emergono indicano che siamo in presenza di una variabilità importante, non in linea con il 50% che riteniamo debba essere lo standard di riferimento. Per quanto concerne il reclutamento dei pazienti, rileviamo come il passaparola costituisca la prassi per oltre il 60% degli ID. Più del 40% ritiene che i pazienti fidelizzati, ossia coloro che da più di 2 anni si sottopongono regolarmente ai suoi richiami, siano tra il 60-80% e nel 31% dei casi gli ID movimentano il 70% dei propri pazienti verso lo studio. L’aggiornamento è un aspetto importante della professione dell’ID e quello clinico è l’unico aggiornamento svolto da oltre l’80% di essi. Il 70% ritiene adeguate le proprie competenze clinico-strumentali e comunicativo-relazionali e considera ottimali i rapporti all’interno dello studio: l’80% riporta un ottimo rapporto con l’odontoiatra, il 68% un ottimo rapporto con gli assistenti e il 76% con gli altri ID. Relativamente al time management, l’81% degli ID dedica il 20-40% del tempo alla comunicazione/educazione, l’83% il 40-70% del tempo ad attività clinico-strumentali, il 77% dedica il 10-20% del tempo alla raccolta dati. In questo quadro ben delineato emergono due importanti informazioni: circa il 25% degli studi non affida le cure di igiene dentale all’ID, mentre il 57% degli ID ricevono oltre l’80% dei pazienti dagli studi.

La soddisfazione del paziente

Elementi di soddisfazione del paziente.
Fig.1 Elementi di soddisfazione del paziente.

Con l’obiettivo di cogliere il punto di vista del paziente, una survey ha misurato il suo livello di soddisfazione a riguardo di 16 parametri (Fig. 1) e considerato come positivo un livello di soddisfazione pari al 75% ±2,5% (calcolato come rapporto tra il numero di giudizi ottimi e il numero totale dei giudizi). Per sei parametri sono stati registrati livelli di soddisfazione in linea con il target identificato: igiene ambienti (79,3%), cortesia e competenza (77,6%), tempo spiegazione del piano (75,2%), valutazione servizio e consulenza (74,3%), rapporto umano (73,9%), informazioni ricevute (73,2%). I parametri che hanno riscontrato percentuali di scostamento intermedie (-6 ≤Δ< – 2,5%) sono stati: capacità risoluzione problemi (71,6%), chiarezza piano/preventivo (71,1%) e informazioni durante il trattamento (70,5%). Invece i parametri che hanno ottenuto il maggiore scostamento (Δ< -7%) sono stati: attenzione al paziente (69,5%), livello tecnologico (67,4%), risultato estetico (66,1%), risultato funzionale (64,5%), comfort attesa (64,5%), rapidità (60,8%) e puntualità (56,3%). Durante la Giornata Internazionale dell’Igienista Dentale, sia nel 2017 che nel 2018, è stata condotta una survey che ha coinvolto un congruo numero di cittadini, rispettivamente n. 1678 e 1996. Questo ha permesso di ottenere delle informazioni rilevanti sia di “health awareness”, riguardante la prevenzione e la promozione della salute orale, che di “brand reputation”, relativamente alla figura professionale dell’ID. Le due analisi, ripetute a distanza di un anno, hanno sostanzialmente confermato lo scenario di riferimento. Analizzando i dati emerge chiaramente che: il 70% dei cittadini riconosce la figura dell’ID e la procedura di ablazione del tartaro viene effettuata nel 36% dei casi dall’ID. Da un punto di vista macrogeografico possiamo evidenziare come nel Centro-Sud Italia il riconoscimento della figura dell’ID venga riportato dal 75% degli intervistati (rispetto al 66% del Nord Italia). A questo dato però non corrisponde, parimenti, una maggiore percentuale di ablazione del tartaro effettuata dall’ID, che infatti risulta essere del 41% nel Nord Italia rispetto a un 30% nel Centro-Sud, mentre al dentista è riferibile rispettivamente il 46% e il 57% degli interventi (Fig. 2).

Distribuzione geografica degli elementi analizzati.
fig. 2 Distribuzione geografica degli elementi analizzati.

È importante evidenziare come l’84% dei cittadini faccia riferimento a uno studio di fiducia e questo si consolida nel tempo per il convergere di molteplici fattori, quali: il rapporto instaurato (36%), la preparazione clinica (28%), la capacità di comunicare e di fornire spiegazioni (21%), l’abilità di capire i bisogni del paziente (15%). Sul versante di “health awareness” le indicazioni che possiamo trarre da questa survey sono interessanti e dipingono un quadro in chiaro-scuro dell’igiene orale a livello nazionale: il 90% degli intervistati dichiara di lavarsi i denti più di 2 volte al giorno; il 49% non utilizza mai il filo interdentale; il 28% non utilizza mai il collutorio, mentre il 46% quando si ricorda; il 40% ha eseguito la seduta di ablazione del tartaro nei sei mesi precedenti l’intervista e la percentuale diventa del 70% se consideriamo un arco temporale più ampio, di circa un anno. Riprendendo le linee guida ministeriali, la raccomandazione di AIDI sull’utilizzo dello spazzolino elettrico e le indicazioni della Società Italiana di Parodontologia riguardo l’inserimento dello spazzolino elettrico nel decalogo salvagengive, è stato chiesto agli intervistati che tipo di spazzolino utilizzassero: il 71% degli intervistati dichiara di usufruire dello spazzolino manuale (68% Nord Italia e 74% Centro-Sud), il 29% afferma che l’uso dello spazzolino elettrico sia frutto, nel 65% dei casi, del consiglio dello specialista (40% odontoiatra e 25% ID), mentre l’influenza promozionale si attesta al 14%. La grande distribuzione, con il 63% delle risposte, è il canale di acquisto preferito, seguito poi dalla farmacia con il 28%. A una lettura superficiale di questi dati sembrerebbe emergere un’importante forbice, tra odontoiatra e ID, nel raccomandare l’utilizzo dello spazzolino elettrico (40% vs 25%). Ciò ha destato interesse e si è voluto approfondire l’analisi, considerando che esiste una sostanziale differenza numerica tra odontoiatri e ID (61.586 vs 7.850), la procedura di ablazione del tartaro viene effettuata nel 52% dei casi dal primo e nel 36% dall’ID ed è verosimile che l’utilizzo dello spazzolino elettrico venga raccomandato in concomitanza con tale procedura. È possibile quindi ponderare la percentuale di raccomandazione dello spazzolino elettrico e comprendere che tra odontoiatra e ID non esisterebbero differenze di raccomandazione, che si attesterebbero rispettivamente al 22% e 21%.

Conclusioni

Il progetto di valorizzazione della professione dell’ID, promosso dal Centro Studi AIDI, vuole essere il punto di partenza di un percorso finalizzato a svolgere pienamente la missione scientifica di AIDI. Il documento permette di delineare un quadro dell’ID che consta di importanti punti di forza, come l’elevata competenza, professionalità e attenzione al paziente, nonostante a questo livello siano presenti elementi di soddisfazione da migliorare. Il valore economico generato dall’ID è indiscutibile. Unitamente ai punti di forza sono state evidenziate delle aree di miglioramento su cui concentrarsi come il reclutamento dei pazienti, che non appare ottimale. Queste aree sono prioritarie e oggetto di una costante discussione all’interno dell’associazione e tutti glii sforzi e le attività sono volte a rimuovere queste barriere.