Una questione di… atteggiamento

A volte il come ci prefiguriamo gli eventi, fa in modo che questi diventino realtà. In termini negativi, ciò riguarda il fenomeno della “profezia che si autoavvera”, dove una previsione nefasta è confermata da successivi fatti critici.

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Può riguardare un rapporto di lavoro che si interrompe, una tensione relazionale con un collega, il senso di incapacità di curare un paziente.
Detta anche “Effetto Pigmalione” è un fenomeno molto studiato in psicologia e descrive altrettanto come profezie positive, producano risultati desiderabili. L’autore che si è occupato di questo aspetto è Rosenthal: nel 1964 ha somministrato a tutti gli alunni di una scuola elementare americana un test per valutare il loro quoziente intellettivo. Gli esiti sono stati poi comunicati agli insegnanti, chiedendo di non divulgarli ai bambini e non modificare il loro atteggiamento verso questi. In realtà la lista distribuita selezionava soggetti a caso e non i più intelligenti. Dopo un anno, Rosenthal scoprì che i bambini presenti nell’elenco dei “più dotati”, avevano effettivamente un quoziente intellettivo più elevato dei pari. Gli insegnanti avevano creduto alla “profezia” e di conseguenza assunto un atteggiamento nei loro confronti più benevolo, incoraggiante e che trasmetteva fiducia. Ciò ha comportato anche un conseguente cambiamento del comportamento dei bambini, che si erano mostrati più determinati, capaci e confidenti (1).
Non c’entrano l’oroscopo o la fortuna, quanto più l’atteggiamento e le credenze che lo condizionano, ad influenzare gli eventi.
Richard Wiseman è uno psicologo inglese che si è interessato all’argomento; egli asserisce che è fondamentale tenere presente l’atteggiamento mentale con cui ci si predispone alla realtà. Condusse un esperimento dove assegnò a due gruppi di persone lo stesso compito: questi avrebbero dovuto contare le immagini presenti in una rivista. Uno dei due gruppi si considerava “fortunato”, l’altro, al contrario, “sfortunato”. I risultati rivelarono che gli appartenenti al primo gruppo portarono a termine il compito più velocemente, non per capacità intellettive, ma in quanto avevano notato sulla stessa rivista la scritta “smetti di contare, ci sono 43 foto in questa rivista”; invece i componenti dell’altro gruppo si erano esclusivamente concentrati sul contare le immagini, non notando il suggerimento (2).
La psicologa statunitense Amy Cuddy parla di questo fenomeno sotto l’aspetto neuropsicofisiologico. L’autrice stabilisce che c’è un legame fisiologico tra gli stati d’animo e la fisiologia corporea: le posture non verbali e l’atteggiamento modificano i livelli di testosterone e cortisolo, condizionando quindi la reattività del sistema nervoso. Modificare l’atteggiamento corporeo crea un impatto verso il modo in cui ci sentiamo, dimostrando una relazione biunivoca tra mente e cervello sul comportamento. Addirittura, la psicologa afferma “fake it, ‘till you make it”, ovvero “fingi prima di farlo davvero”, per predisporti neuropsicofisiologicamente a realizzare quello che stai per fare (3).
Mantenere un atteggiamento positivo porta a notare le opportunità e avere maggiori successi nella vita, superando le difficoltà più serenamente. La modalità di pensiero propositiva e l’atteggiamento condizionano la nostra fisiologia a tal punto da predisporci agli eventi con un assetto sia mentale che fisico differente, sia in accezione negativa che positiva. Ciò nel tempo costruisce i nostri pensieri, che diventano credenze e si trasformano in azioni.
Mantenendo e ripetendo un ciclo disadattivo che considera “tutto negativo”, ci impediremo il raggiungimento di traguardi importanti, come in un autosabotaggio. Contrariamente, l’atteggiamento di chi pensa “sorridi e il mondo ti sorriderà”, ci permetterà di avere successo, tasselli che già da piccoli costruiscono l’impalcatura della nostra autostima (4). Quindi prima di pensare che sarà una brutta giornata, essere convinto di non riuscire a compiere un determinato trattamento o prefigurarti un fallimento, pensa che stai già costruendo quell’epilogo. Ciò sarà molto utile non solo per la tua vita, ma anche negli aspetti motivazionali verso i pazienti: infondere loro energia e senso di autoefficacia li aiuterà a predisporsi positivamente verso il successo, così da aiutarli a raggiungere i risultati.
Bibliografia
1
Rosenthal R.,  Jacobson L. Pygmalion in the classroom, Expanded edition, New York, Irvington, 1992.
2
Wiseman, R. (2003). The Luck Factor. London, UK: Random House
3
Cuddy A. (2019). Il potere emotivo dei gesti. Sperling & Kupfer.
4
Gangale M, Ghianda L. Comunicazione emozionale in odontoiatria. Milano: Quintessenza, 2020.